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& entertainment
Il gioco viene definito come come “qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive” ovvero “qualsiasi attività a cui si dedicano adulti o bambini a scopo di svago, e anche per esercitare il corpo o la mente”.
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Tutte le definizioni convergono sull’idea del gioco come un’attività incentrata principalmente sullo svago o sulla ricreazione. Attraverso questa attività, attraverso la stimolazione di corpo e mente, è possibile apprendere qualcosa di nuovo. In fondo il gioco è anche questo: non solo apprendimento, ma anche comprensione di qualcosa che ci era prima oscuro. Insomma, il gioco come qualcosa di dinamico, che porta la persona ad essere sempre e comunque in continuo movimento, col corpo, con la mente, o con entrambi. E che, sostanzialmente, ci distragga e ci faccia staccare dalla routine quotidiana.
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Il gioco è ludico, da e verso tutte le parti che ne sono coinvolte. Di conseguenza, il gioco deve essere percepito come tale da tutti i membri che ne sono in quel momento coinvolti. Il gioco “a senso unico” difficilmente si riesce ad accettare come definizione di gioco e ci troviamo chiaramente davanti a qualcos’altro, a qualcosa di difficile da definire.
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Il gioco, quello che stiamo cercando di intravedere, parte invece da una “parità” di condizioni. È indubbio che chi ha più esperienza in una disciplina la sfrutterà nel corso di una partita, com’è giusto che sia, ma le condizioni iniziali devono essere riconosciute come alla pari da tutti, dato che tutti i giocatori devono sentire di avere pari opportunità per raggiungere l’obiettivo finale. Se questa consapevolezza non viene percepita, il gioco non potrà mai, in nessun caso, svolgere il suo fondamentale compito, e non potrà mai, in nessun caso, plasmare quella componente di svago e ricreazione così cara alle definizioni dei nostri dizionari.
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Senza parità dunque non può esistere il gioco. E, all’inverso, è il gioco stesso che, nella sua preparazione, crea parità. È il gioco che spinge gli attori a sentirsi all’inizio tutti uguali. Il quadro, la scena che crea il gioco da l’opportunità alle persone di mettere in pratica le proprie esperienze, di misurarsi con gli altri e i loro mondi. Il gioco crea le condizioni per tutti, indistintamente, di essere attori e protagonisti di qualcosa, ci consegna le chiavi per creare una realtà, la nostra, all’interno della quale saranno gli altri a doversi adattare. Ma allo stesso tempo questa sensazione può essere disintegrata in un attimo, perché il gioco deve poter essere interrotto in qualsiasi momento. Non c’è costrizione nel gioco, non c’è alcun tipo di obbligo, se non quello di cercare al suo interno una qualche forma di sano benessere. Il gioco è libero, ed è soprattutto una scelta: scelgo di giocare perché voglio giocare, non perché sono costretto a farlo al fine di avere dei vantaggi in futuro. Nel gioco entro ed esco quando voglio, e so che se lo interrompo posso poi ricominciare da capo senza alcun tipo di conseguenza. Se interrompo un gioco ho interrotto un’attività libera e quasi spontanea.



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Sulla base di queste idee, FCO, simbolo di fiducia e sicurezza, vuole cooperare con i Licenziatari interessati per lo sviluppo di progetti Toys & Entertainment in co-branding con uno dei marchi in portafoglio.
Il processo di licensing è la base per raggiungere questa nuova impresa ed FCO è pronto a valutare contributi idonei a raggiungere un obiettivo comune.
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THE PROJECT ORIGIN
“Nel temperamento americano c’è una qualità, chiamata resiliency, che abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore. Una ragazza perde il patrimonio, senza stare a commisurarsi si metterà a lavare i piatti e a fabbricare cappelli. Uno studente non si sentirà svilito lavorando qualche ora in un garage o un un caffè. Ho visto l’America alla fine della presidenza Hoover, in una delle ore più tragiche della sua storia, quando tutte le banche avevano chiuso e battenti e la vita economica era ferma. L’angoscia stringeva i cuori, ma l’allegria e la fiducia splendevano nei volti di tutti. Ad ascoltare le frasi che si scambiavano si sarebbe detto che era tutto un enorme scherzo. E se qualche finanziare si gettava dalla finestra, non posso impedirmi di credere che lo facesse nella ingannevole speranza di rimbalzare” – Paul Claudel.
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Il libro vuole descrivere il concetto di resilienza, un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi ardui, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. La storia narra di un ragazzo che si ritroverà a gestire una realtà che non poteva aspettarsi o prevedere, grazie alla resilienza che ha dimostrato in diverse situazioni, complesse ed ostiche, di vita.